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“Color Out of Space” è un film del 2019 diretto da Richard Stanley. Il film è ispirato all’omonimo racconto di Lovecraft.

La famiglia Gardner si trova in questa fattoria del New England, famiglia formata dal capofamiglia Nathan, sua moglie Theresa, e i loro figli Benny e Lavinia e dal piccolo figlioletto Jack. Lavinia, come si vede da un suo rituale ad inizio film, è una persona alla quale piace la magia mentre a Benny piace lo studio dello spazio. Theresa lavora su internet in modo indipendente e Nathan ama coltivare prodotti della terra ed allevare alpaca. Insomma, all’inizio del film, vediamo una sorta di “idillio bucolico” nella quale la famiglia Gardner vive fuori dal mondo. A turbare questo idillio è l’arrivo di un meteorite dal cielo che porta con sé anche una forte luce tra il viola e il rosa.

A causa del meteorite le falde acquifere vengono “contaminate” e cominciano a crescere “piante mutanti”. Theresa e il piccolo Jack, dopo essere stati colpiti da un raggio di grandi proporzioni, si fondono in una sorta di “ibrido terrificante”. Benny, poi, viene “risucchiato” dal pozzo presente nel giardino dove è caduto il meteorite. Gli alpaca si fondono in un essere dai connotati deformi, una sorta di idra dalle tante teste e Nathan spara a tutte queste teste. Ci sono anche delle interferenze nella Tv e negli smartphone. La fattoria dei Gardner è un mondo “raccapricciante” dove accadono cose indicibili. Verso la fine del film Lavinia, “attraversata” dal colore rosa, forma con un vortice che collega la terra con un esopianeta con una specie di wormhole, di cunicolo. Tale esopianeta è abitato da creature aliene.

“Color Out of Space”, nonostante il riferimento al racconto di Lovecraft, è un film horror tanto psichedelico ed anche anti-borghese. Un’intera famiglia viene completamente “disintegrata” da questo meteorite e dalle conseguenze che provoca: un meteorite che tira fuori le mostruosità, le paure, la rabbia. L’apparente idillio borghese della famiglia “scappata dalla città” si trasforma lentamente in un incubo spaventoso con l’avvento di un elemento “esterno” non “preventivato” nell’idillio. Da annoverare la graduale perdita di senno dei membri della famiglia Gardner: la tranquillità iniziale è perduta, il microcosmo naturale ed idillico trasformato in un sogno allucinante di pulsioni ed eventi negativi.

Dal punto di vista del trucco e degli effetti speciali i risultati sono prodigiosi. L’effetto visivo complessivo è ragguardevole. Azzeccato il casting come pure la location. Pure la colonna sonora incide e contribuisce a rendere il film esplosivo.

“Color Out of Space” trasmette l’orrore ineffabile, un orrore che si nasconde negli “anfratti” di ognuno di noi, un orrore che solo a percepirlo diventa “innominabile”, un orrore comunque insostenibile. “Color Out of Space”, con elementi di fantascienza che arricchiscono il film, disegna un quadro dell’orrore a 360 gradi, un orrore che colpisce in pieno le persone e lo spazio che queste persone abitano.

Ultima considerazione da fare: il film mira ad esercitare anche un certo appeal. Perché l’orrore può presentarsi, a tratti, anche come bello e sensuale per poi diventare terrificante ed indicibile.