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D: Benvenuti, vi faccio i miei complimenti per le vostre produzioni. Le trovo molto interessanti stimolanti sia negli argomenti scelti che dal punto di vista musicale. Chi siete e come è nato questo progetto?
BRAVE NEW WORLDSIl progetto è stato concepito da Fabio Armani (tastiere, composizione principale e arrangiamento), Andrea Fenili (canto e chitarra elettrica ed acustica) e Luciano Masala (chitarre elettriche ed acustica). In una prima forma, è nato dalla collaborazione di Fabio e Luciano a partire da composizioni elettroniche di Fabio che è poi sfociata nella realizzazione del nostro primo album “Brave New Worlds”. Anche se in realtà avevamo iniziato anche con Andrea alla concezione e registrazione di una serie di tracce – alcune delle quali sarebbero poi divenute parti del secondo album: “.Net Of Illusions”.
Fabio: “La passione per la musica mi accompagna fin da ragazzo. Ho iniziato a studiare pianoforte alla fine delle elementari e durante le medie. Non appena ho iniziato il liceo mi sono unito a un paio di gruppi rock. Ho subito comprato il mio primo organo (un Vox Super Continental) nel momento in cui ho scoperto una musica diversa da quella che avevo iniziato ad apprezzare da bambino. I miei primi ascolti, che fanno ancora parte del mio DNA, sono stati lavori di autori di musica classica sia sinfonica che pianistica (Beethoven, Chopin, Mozart, Holst, Ligeti… dato i miei studi di musica classica), ma già negli ultimi anni delle scuole medie ho scoperto il rock o meglio il rock progressivo di band come Genesis, Gentle Giant, Yes e King Crimson. Durante il liceo ho avuto altre rivelazioni, scoprendo e praticando il jazz e le tecniche di improvvisazione sia personale sia collettiva da un lato e la musica elettronica (acquistando il mio primo sintetizzatore analogico) dall’altro. Questo mi ha aiutato ad aprire la mia mente e ad abbattere le barriere tra i generi musicali. All’università ho studiato astrofisica. Questo mi ha richiesto molto ma non ha ostacolato la mia voglia di vivere la cultura e fare musica con un costante atteggiamento di apertura mentale.
Da allora ho realizzato e partecipato a una ventina di album e diverse composizioni singole, spaziando dalla world fusion alla musica medievale, dall’elettronica al rock progressivo. Ma sono sicuro che tutto questo non sarebbe stato possibile senza un inizio così eclettico e senza il fatto di essere figlio della cultura degli anni ’70.”

D: La scelta del nome della vostra formazione, che evidentemente richiama in se il mood della vostra linea creativa, è stata una scelta univoca e condivisa da tutti i membri così come il tema delle vostre creazioni?
Brave New Worlds - Luciano MasalaLa scelta del nome è stata una decisione condivisa – dopo che avevamo esplorato altri nomi (es: Tangraminds…).
Credo che ciò che rende i Brave New Worlds una band così particolare sia proprio il fatto che non sono tanto una “band” in senso stretto, quanto un ensemble musicale che si è raccolto attorno a una visione potente e forte che ci ha motivato. Abbiamo i nostri valori, tra i quali potrei citare il coraggio di andare oltre le barriere di genere, la fiducia che ognuno di noi contribuirà al meglio, siamo concentrati sul risultato che vogliamo ottenere. Inoltre, la band ha aderito a un progetto particolare che è dato dal concetto di “.Net Of Illusions”, ovvero l’esplorazione del futuro da un punto di vista sociologico e psicologico grazie alle sonde inviate decenni fa dai grandi scrittori di fantascienza “seria”. Può sembrare strano ma in realtà il nostro primo album omonimo (rock progressivo strumentale) è stato concepito dopo “.Net Of Illusions”. Brave New Worlds - Andrea FeniliLuciano Masala (il chitarrista solista della band) ed io abbiamo deciso di esplorare alcune possibilità sonore in modo più libero rispetto alle composizioni “.Net Of Illusions” che stavano emergendo e che erano già fortemente determinate dal proprio stile compositivo consentito. Molti di questi esperimenti sono stati estremamente utili per definire il suono del prossimo album, senza limitarne le possibilità. Un altro aspetto distintivo, secondo me, è che veniamo da mondi musicali parzialmente diversi. Chi dal rock (anche metal), chi dal jazz, alla classica, all’etnico, … Ma negli anni molti di noi hanno coltivato un significato di musica oltre i confini dei generi e quindi hanno saputo interagire, suonare e plasmare il suono di una band in un modo così particolare. Un altro dei nostri valori è proprio quello della diversità. Anche le diverse località e culture hanno influenzato il risultato finale. Bisogna pensare che il record è stato fatto in un’era di pandemia e quindi non abbiamo avuto occasione di vederci fisicamente, solo in chiamata. Come dicevo, le location hanno contribuito a portare una propria cultura: ad esempio quella russa ben espressa da Peter Voronov che, con i suoni di violino, viola e violino elettrico, ha dato ai brani un suono peculiare.

D: Prima l’album omonimo “Brave New Worlds”, poi l’opera “.Net of Illusions” e poi, nel 2021, anche una serie di singoli pubblicati. Come è cambiata la vostra musica e la vostra visione guardando indietro i lavori di esordio e poi volgendo lo sguardo a queste nuove produzioni?
La trasformazione del modo di “fare musica” di Brave New Worlds è più di un semplice progetto, è una mentalità. La trasformazione è diventata parte integrante del nostro fare musica e più in generale arte. Abbiamo raggiunto un risultato quando la cultura della trasformazione è diventata l’approccio al lavoro della band, passando dalla bozza iniziale delle idee di un pezzo alla sua completa realizzazione.
In altre parole, ognuno di noi ha saputo dare il proprio contributo senza snaturare l’idea iniziale, rimanendo molto fedele sia all’obiettivo (“concetto” di un determinato brano sia in termini di testi e musica) che di metodo. Almeno questa è stata la mia impressione”.
Inoltre la trasformazione è legata ad una maggiore coscienza di cosa rappresenta per noi BNW, ovvero quali sono le caratteristiche che vogliamo enfatizzare, quelle che ci soddisfano meno unita ad una continua esplorazione che attraversa sempre più generi musicali.
Penso sia interessante sapere che la mia attività di composizione (è Fabio a parlare) non è confinata all’ecosistema dei Brave New Worlds e spazia (grazie a vari progetti personali e collettivi) in diversi ‘mondi sonori’ (dalla classica, al jazz, dalla world fusion all’elettronica …). Anche Andrea e Luciano sono a volte coinvolti in queste esplorazioni in modo da allargare la nostra capacità di esplorare cose diverse senza intaccare il concept di BNW. Questo riteniamo sia un elemento molto importante.

D: Abbiamo visto il notevole numero di collaborazioni nei vostri brani. Accanto a quelle estemporanee ci sono collaborazioni stabili nel tempo con alcuni musicisti?
Brave New Worlds - Manuel TrabuccoCertamente ci sono collaborazioni stabili. Le principali riguardano Manuel Trabucco ai sax – che suona anche nel nuovo album – e Peter Voronov (violino, violino elettrico e viola) – anch’esso coinvolto in “iSignals”.
Brave New Worlds - Peter VoronovIl fatto che abbia definito BNW non come una band ma piuttosto come un ensemble è centrale nel capire come operiamo. Questo genere di cooperazione aperta era già stata esplorata con l’ensemnble Terre Differenti all’epoca del disco “Cities of Dreams” co-prodotto con Opensound Music (www.opensound.com) che vedeva il covolgimento di ben 17 musicisti provenienti da varie parti del Mondo.

Ad oggi BNW sono così composti:

  • Fabio Armani: piano, organo, tastiere, sintetizzatori, strumenti etnici, campionatori, batteria elettronica, arrangiamenti, programmazione ed electronics.
  • BILLE: tromba (in “Lunaire I e II” e “Melancholia”).
  • Brave New Worlds - Simona CapozuccoSimona Capozucco: voce su “Across – her.side” e “Across Theme”, cori su “Across – his.side”, “Sea of Endless Worlds” e “Splinters of Joy”.
  • SIMONE CERACCHI: basso su “Splinters of Joy”.
  • Lenina Crowne: basso e stick.
  • Andrea Fenili: voce e cori – chitarra acustica ed elettrica su “Dstry Ur Wrk” e “Kilometers in my Bed”, “Indoors” e “Storm’s Eye”.
  • ALBERTO GATTI: chitarre elettriche.
  • Massimiliano GENTILINI: basso su “Darkest Lights”, “Sea of Endless Worlds” e “Sliding Reality”.
  • ISADORA: violoncello (in “Lunaire II” e “Indoors II”).
  • PIERGIORGIO LUCIDI: chitarre elettriche e acustiche (in “iSignals” e “Crystal Wings of Dawn”).
  • Luciano Masala: chitarre elettriche e acustiche.
  • GRETA MORONI: voce su “Luniare I e II” cori su “Melancholia” e “iSignals”.
  • John (the Savage): batteria e percussioni.
  • Manuel Trabucco: clarinetto, sax soprano e tenore su “Butterfly Effects”, “Darkest Lights”, “Frozen Waves”, “Illusions Theme” e “Sea of Endless Worlds”.
  • Peter Voronov: violino, violino elettrico e viola su “Across her.side”, “Butterfly Effects”, “Darkest Lights”, “Frozen Waves”, “Illusions Theme”, “Sea of Endless Worlds” e “Sliding Reality” – “iSignals”, “Lunaire I e II”.

D: Il processo di creazione dei vostri brani come si svolge? Chi si occupa di cosa? I testi da chi vengono scritti? Vi appoggiate a competenze esterne per il processo di finalizzazione?
la creazione dei brani segue quasi sempre il seguente processo. Io (Fabio) compongo ogni brano (realizzando un arrangiamento quasi definitivo con strumenti acustici (piano), elettronici e virtuali. Poi il contributo di Andrea e Luciano diviene fondamentale nel dar forma alle melodie e alle parti di chitarra. Infine, il coinvolgimento di parecchi altri artisti definisce completamente il nostro sound che non sarebbe lo stesso senza violino, sax, voce femminile e altre chitarre.
Nel nuovo disco si aggiungono anche una violoncellista (Isadora) e un trombettista () e una nuova cantante (Greta).
I testi sono scritti da ma (Fabio), cosa che faccio da molti anni per diverse formazioni (es: Terre Differenti…).  Per la finalizzazione in termini di mixing e mastering ci avvaliamo della consulenza di Antonio Arena di Opensound Music e di Silvio Piersanti.

D: Il vostro lavoro sarà sempre concentrato sulla produzione o avete in mente delle esibizioni live?
Il gruppo è nato in un periodo caratterizzato dalla pandemia e quindi gioco forza non abbiamo neppure considerato l’idea di esecuzioni live. Ma probabilmente in futuro contiamo di esibirci, magari con un format particolare che prediligga anche gli aspetti visivi e teatrali.

D: I Brave New Worlds hanno al momento in cantiere qualcosa? Un nuovo album? Come vedete il vostro futuro musicale?
Abbiamo intenzione di pubblicare a breve un terzo album – che è in fase di realizzazione avanzata e si chiamerà “iSignals”. Anche questo nuovo lavoro sarà un  concept album incentrato sulla ‘difficoltà di vivere’ e sulle paranoie più profonde, che oramai caratterizzano il nostro ecosistema.
Ci saranno brani espliciti inerenti la follia (“Lunaire – prelude” e “Lunaire – postlude” ad aprire e chiudere l’album) oppure la melancolia (“Melancholia” che si trova esattamente al centro del disco), più altri che parlano di amori disperati “Dstry’U’Wrk” o di impossibili contatti con civiltà extraterrestri, come la title-track “iSignals”.
Non mancano momenti di speranza come in “Crystal Wings of Dawn” che fanno da contraltare a canzoni legate al tema dell’attesa di una catastrofe “Trapped” e “Storm’s Eye”.
Mentre stiamo finalizzando questo disco abbiamo iniziato a lavorare su un EP centrato su un’unica suite dal titolo “Emerald Worlds” che è la realizzazione musicale di un mio breve racconto di fantascienza assieme a un secondo EP che sarà l’estensione di una song particolarmente drammatica e sperimentale presente in “iSignals” chiamata “239PU” (ovvero l’isotopo del Plutonio impiegato nelle armi nucleari).

D: Cosa amate del lavoro fatto sino a qui e cosa invece ora avreste fatto diversamente?
Devo dire che siamo piuttosto soddisfatti di ciò che abbiamo realizzato (anche piuttosto velocemente) fino ad oggi. Guardando indietro – con una prospettiva di pochi anni – vediamo la realizzazione di molta musica in cui ci riconosciamo e che caratterizza un nostro stile e forma ‘narrativa’.
Non vedevo l’ora di rispondere a questa domanda. 😉 Posso dire che l’idea per il nostro secondo album è nata nell’estate del 2018 dopo aver letto i saggi di Yuval Harari “Homo Sapiens” e “HomoDeus”. Tra le idee contenute negli scritti dello storico, alcuni concetti mi hanno colpito profondamente. Ciò che ha generato il concept principale dell’album è definire la specie umana come l’unica capace di raccontarsi miti e favole tanto irreali quanto potenti. Questi includono religioni, nazioni, denaro… Tutto questo non esiste nella realtà, ma nei millenni ha avuto un potere determinante nella spinta esponenziale dell’umanità, con effetti spesso disastrosi.
Quindi, in quell’estate, decenni di letture da parte di altri saggisti, pensatori agnostici, scienziati e scrittori di fantascienza hanno generato nella mia mente l’idea di realizzare un album di rock progressivo basato su tutto questo. Il primo titolo di “Net of Myths” divenne presto “.Net Of Illusions”. Nota il punto (nerd) all’inizio del nome. 😉 Questo deriva dalle mie conoscenze informatiche, e in particolare dall’uso del ‘.’ prima del nome di una directory in Unix per nasconderlo. L’irrealtà delle illusioni è quindi nascosta da chi ne detiene la chiave (es: la Chiesa che nasconde l’irrealtà della sua religione e di Dio, le banche con i soldi…). Punto significa “Bugia”!

Per quanto riguarda gli aspetti musicali presenti nell’album, posso dire che quasi tutte le composizioni sono state composte al servizio del concept e dei testi dei diversi brani. I primi due brani su cui ho lavorato sono stati la traccia ‘yin and yang’ “Across his.side” e “Across her.side” che condividono musicalmente parte dell’armonia e alcune linee melodiche, anche se il primo è un pezzo progressivo in 4 /4 e la seconda un brano world fusion in 7/8 molto ben interpretato dalla voce femminile di Simona.
Può sembrare strano ma un pezzo complesso come “Darkest Lights” è stato composto in un’unica sessione al pianoforte. Sono stato molto ispirato dall’improvvisa scomparsa del mio caro amico (il poeta Angelo Merante), a cui è dedicato il brano. In questo caso, il compito della band era quello di eseguire l’orchestrazione che avevo realizzato sotto precise indicazioni. Sono davvero felice e orgoglioso del risultato ottenuto anche se il pezzo è stato molto impegnativo sotto tutti i punti di vista. La sezione ritmica (Massimiliano e John) su cui salgono le splendide esibizioni di sax, violino e chitarra elettrica. Ovviamente non posso dimenticare di ringraziare Andrea che ha cantato un mio testo in modo molto efficace, tanto sentito quanto oscuro e visionario come Angelo sapeva essere.

Sebbene i nostri primi due album siano stati essenzialmente composti da me e suonati da alcuni degli stessi membri dell’ensemble, possiamo dire che sono abbastanza diversi. Il primo ha un suono strettamente legato all’elettronica e al rock progressivo “spaziale”. In molte composizioni, l’uso personale e creativo della chitarra da parte di Luciano ha caratterizzato molto bene il suono. Volendo semplificare, possiamo dire che il suono dell’album dei BNW può ricordare quello dei Pink Floyd e dei Tangerine Dreams anche se ci sono più momenti di world fusion come in “Broken Hopes” che potrebbe essere un pezzo dei Terre Differenti (un’altra mia band) . Inoltre, nel primo album ci sono molti assoli di chitarra (ho dato ampio spazio a Luciano), mentre ho fatto qualche assolo al sintetizzatore o al pianoforte, lasciando un buon assolo al sassofono per Manuel. Quindi, tanta improvvisazione e atmosfere che si dispiegano per creare i gessetti dell’album, a volte anche più cupi come nella title track o psichedelici come in “Interstellar Lockdown”.

La musica di .Net Of Illusions, invece, è molto più “composta” e strutturata che improvvisata anche se ci sono degli splendidi assoli di Luciano, Alberto e Manuel. (Mi è piaciuto anche improvvisare all’organo e sintetizzare in alcuni brani). In generale, possiamo dire che la musica è al servizio del concept e dei testi dei vari brani. Ci sono anche suite (come “Darkest Light”, Sliding Reality “o il finale” Frozen Waves “). La musica è articolata e a tratti ha un sapore quasi sinfonico. I cambiamenti di “mood” motivazionali si intrecciano determinati da cambiamenti di tempo, ritmo e armonia. Nessuno dei brani del disco è in un’unica chiave. Questo non perché ci piaccia fare cose non convenzionali, ma piuttosto per creare la giusta trama per le tracce che dovrebbero essere considerate mini storie o mini ‘pezzi’ teatrali Ricca anche l’orchestrazione, vedendo più strumentisti che intrecciano accompagnamenti, obblighi, linee melodiche e talvolta assoli.In un solo pezzo c’è un solo strumento.In “Obscure Light Prelude” sono solo io al pianoforte.
Vorrei inoltre ricordarvi che oltre ai due album abbiamo realizzato singoli con una certa regolarità per poter sperimentare nuove sonorità e strutture e alcune cover di Pink Floyd, Jefferson Airplane e Hawkwind.

D: Vi ringrazio molto per questa intervista.
Grazie a voi.

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