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La Dolce Vita - Fedez Tananai SatteiEccoci, é esplosa l’estate 2022. E con lei é iniziata la ribalta di una valanga di motivetti mediocri, veri e propri tormentoni da nevrosi, destinati a scomparire a fine agosto. In questo universo di musica da ultra-consumismo e usa e getta spicca, in questi giorni, la canzoncina bene organizzata e altamente “blisterata” che si intitola “La Dolce Vita”, creata dal trio messo su per l’occasione formato dal capo fila Fedez, seguito dall’ormai immancabile figura del rapper del momento, che questa volta é affidata a Tananai e, a concludere il trenino fortunato, la figura femminile di Mara Sattei che abbiamo visto anche spesso su X-Factor al fianco di Hell Raton.

Il motivetto é accattivante. Si tratta della solita mega produzione con la quale anche un sconosciuto stonato preso per strada, al momento,  sarebbe in grado di fare miracoli! Però tant’é. Insomma la ricetta é sempre la stessa: prendi tre personaggi famosi, mettigli in bocca una canzone ben assestata realizzata dal taglia e cuci di riffs, ritornelli, e stili provenienti, questa volta, dalla tradizione della musica estiva dell’Italia anni ’50 e ’60, somma un pò di elettronica, falsamente retrò, organizza un testo che parla del nulla, infilaci a metà qualche strofa con il rapper e poi mettici una chiusura tutti insieme appassionatamente e il gioco é fatto! Sarà comunque un successo.

Badate bene, si tratta di un pezzo veramente ben costruito, ma pur sempre un prodotto da laboratorio, come, non so, mangiare due braciole di pecora DOLLY… beh ora ho esagerato.. Vedrai gli insulti degli animalisti!! Beh, che vi vada a genio oppure no, di questo si tratta. Tutto fintamente figo. Come ho intitolato: é il risultato di un mondo fatto plastica, mediocrità e ipocrisia! Nulla di più. Altro che “Dolce Vita”!

La Dolce Vita - Fedez Tananai SatteiIndubbio che é tutto fatto per vivere una notte d’estate, ci mancherebbe. Niente a che fare con i capolavori delle estate estive degli anni ’50 e 60 che sono arrivati inossidabili sino ai giorni nostri. Ma, vedete, anche quelle erano canzonette, però parlavano di vita vera, di amore, di sapore di sale, di marea, di pinne e di occhiali e ci trovavi dentro il mondo reale, fatto di emozioni, di ricordi di sguardi, il tutto proveniente da un’universo pulsante che niente aveva a che fare con il degrado, l’ipocrisia, la falsità, la mancanza di voce, di anima e di cuore degli artisti odierni. Loro sono l’espressione di un ripiegamento su se stessi, lo specchio di un sistema da combattere, con dei muri da abbattere, non da viverci dentro come prigionieri. Mi spiace ma la quasi totalità sono una vera delusione, e un falso mito: anche quello, DI PLASTICA!